domenica 5 ottobre 2008

Elogio Della Follia di Mauro Repetto





Il nome di Mauro Repetto è diventato per me come un mantra.
Non c'è occasione in cui non lo nomini.
È il biondino degli 883, quello che ballava, se vogliamo spogliarlo della sua unicità per renderlo solo una macchietta.
Perché Repetto è, in fondo, l'eroe non celebrato dei nostri tempi.
Non racconterò la sua storia perché quella universalmente conosciuta è contaminata da aneddoti non confermati, e quindi è buona solo per parlarne con gli amici quando si siede in un pub (Prophet) con una birra davanti (rigorosamente Kwak), per ridere facendosi beffe di una figura che, tutto sommato, appare ridicola e risibile.
Eppure sono convinto che, in varie forme, la storia di Mauro Repetto si tramanderà nei secoli, perché più di ogni parabola, più di ogni storiella zen, più di qualsiasi insegnamento impartito in qualsivoglia epoca da un qualche messia, reale o presunto che sia, la vita e le scelte di Repetto indicano la strada da seguire.
Non voglio qui sostenere che Repetto sia una qualche sorta di illuminato, ma di certo è un uomo che, pur nella sua normalità, ha vissuto la sua vita con pienezza. Prendere la sua vita come esempio è più edificante che seguire i Se di Kipling.
All'apice della popolarità, lasciò una carriera di sicuro successo per inseguire i suoi sogni, per assecondare la sua volontà, e ciò è più di quanto la media dell'umanità possa dire di aver fatto. "Niente compromessi. Mai", direbbe di Rorschach di Moore.
Avrebbe potuto continuare a portare avanti un progetto di successo come quello degli 883, arricchendosi e godendo di una popolarità da baraccone, freakshow del mediocre circo pop che Pezzali è sempre stato e sempre sarà. Sgozzare la parte migliore di sé, la sua integrità, lasciandone cadere il sangue sull'altare del dio Mammona, ombra indistinta fra gl'innumerevoli seguaci.
Ma Repetto si erge, piccolo essere patetico, a controstare i falsi valori del successo per affermare la propria unicità, il compiere il proprio volere rigettando qualsiasi miraggio allettante che lo distolga dalla retta via. Inseguendo i suoi desideri, si lascia defraudare di tutti i suoi averi: qualcuno direbbe che si lascia spennare come un pollo, ma questo è il primo pensiero che viene in mente perché abbiamo un sistema razionale malato, viziato da anni di senso di colpa e umiliazione (non umiltà, come sostiene chie voglia nobilitare un approccio alla vita che fa sentire inadeguato chiunque lo adotti), e quando vediamo qualcuno che si getta fra le fiamme per essere fiamma, non ne sopportiamo tutta la grandezza e allora cerchiamo di ridicolizzarlo, di trascinarlo di nuovo indietro con noi, fra la mota del nostro disgusto di noi stessi, ché non sopportiamo che qualcuno si risollevi da questa condizione di bestie non sezienti in cui ci trasciniamo indolentemente.
Perché invece non pensare che Repetto sia un essere talmente superiore e puro da concedere a tutti il dono prezioso della fiducia? Volerlo additare come fesso solo per placare il bruciore della propria invidia non renderà meno straordinario l'animo di un uomo che ha rifiutato tutte le allettanti promesse dello spettacolo solo per essere sé stesso.
Un uomo che, al cospetto del cocente fallimento delle sue spemi, ha composto un disco intimistico e valido, pur nella sua inconsistenza artistica, in cui Repetto non vomitava parole di rabbia o di rimpianto, ma la semplice accettazione ascetica che da sempre è base e fondamento alla genesi di un saggio (un simile modus vivendi lo si può rintracciare in espressione da sempre reputate fataliste, ma che in realtà vengono pronunciate con un sorriso sulle labbra a indicare che niente di ciò che può capitarti può scalfirti se lo affronti non rinnegando mai te stesso: cito, solo a titolo d'esempio, que sera sera, finché c'è la salute ed e ce hamu fa').
Dobbiamo quindi prendere Mauro Repetto a esempio solo come uomo e non come artista? Tralasciando il fatto che la più grande opera d'arte che qualunque uomo possa compiere è sempre e solo la propria vita, Repetto è un artista. È un artista perché ha sempre espresso ciò che sentiva, per quanto naif o ridicolo potesse essere il suo pensiero. Non dico che fosse buona arte, ma era comunque tale, se consideriamo arte qualsiasi espressione sincera e istintiva esternata non per avere un tornaconto di qualsivoglia natura (men che meno un ritorno di considerazione da parte del mondo esterno al proprio io), ma comunicata perché se ne si sente l'impellente bisogno di comunicarla.
A dispetto di tutti i conformisti e reazionari che avrebbero voluto rinchiudere Repetto nelle stesse anguste celle in cui ognuno di noi si trascina a fatica vivendo a stento piuttosto che di stenti, Mauro ha saputo vivere la sua esistenza pienamente, col sorriso sulle labbra, rispondendo a chiunque avesse qualche accusa da muovergli con un ironico non me la menare, motto la cui filosofia mai nessuno di noi ha compreso a fondo.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Se puoi sforzare il tuo cuore, nervi e muscoli per servire al tuo scopo ben al di là delle loro possibilità
e così andare avanti per 3 minuti di canzone allora sei mauro repetto...
così avrebbe voluto kipling.

Il Prigioniero ha detto...

Il se di Kipling non vale una mica al confronto del fancazzismo di Repetto che indottrinava tramite l'orror vacui dell'esistenza. Repetto non è mai stato preso sul serio perché le sue canzoni sono sempre state prese sul serio. È un po' come se si credesse che Chaplin abbia voluto ritrarre Hitler come un dittatore zuzzurellone che giocava a palla e ballava nel suo studio. Repetto in realtà è una persona profonda che usa il ridicolo del kitch per esporre le aperte ferite dell'animo umano. Oddio, il suo scopo primario quandoè entrato negli 883 era per rimorchiare, ma poi, visti gli insuccessi, ha deciso di diventare un poeta-profeta. Visto che neanche così cuccava ha deciso di travestirsi da Orso Baloo, e finalmente ha cuccato; quindi la lezione è: lottate sempre per i vostri sogni, ignorando tutte le critiche che vi verranno mosse e saltando a pie' pari gli ostacoli che l'invidia della gente metterà sul vostro cammino. Questa è la morale! Ah, e anche: travestitevi da Orso Baloo se volete cuccare