Sono tutti in fibrillazione.
Pensano che la mezzanotte del 31 dicembre cambierà tutto.
Non serve a niente dir loro che né il 1000 né il 2000 hanno segnato una rivoluzione. Il 3000 contiene la Santa Trinità, quindi deve cambiare tutto.
Stupidi.
Pensano forse che la paura che affonda le sue radici nel loro midollo sparirà?
Ci hanno tenuti soggiogati col terrore, perché è la paura che mette in moto i nostri errori, che mette allo scoperto le nostre debolezze.
Sanno come manipolarci.
Strillo ha detto che non se ne può più di questi politici che rubano, che bisogna fare qualcosa. Dice che le cose così non vanno, che tutti quelli delle alte sfere, “i nostri impiegati”, fanno solo i loro interessi e si accordano per migliorarsi nel posizionarci a novanta gradi e prenderci contronatura (mettercelo nel culo, dice lui per sembrare ribelle e soprattutto per strappare facili risate). Intanto non dice mai che per cambiare il mondo, dobbiamo cambiare noi stessi. Non dice che se vogliamo che non esista più la corruzione e che la politica non sia più uno strumento al servizio dei pochi che si attaccano alle sue mammelle e succhiano lasciando a noi solo poche gocce, dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare. Strillo non dice mai quello che la gente non vuole sentirsi dire. Li delizia con battute vecchie e con argomenti qualunquisti, populisti, ma non dice mai la sola cosa che il pubblico dovrebbe sentire. Non dice mai quello che il pubblico non vorrebbe sentirsi dire. È colpa nostra. È sempre più comodo pensare che ci siano forze oscure e inafferrabili che muovono i fili dei nostri destini, perché questo giustifica la nostra apatia. E a Strillo fa comodo che le cose continuino così, perché in un nuovo stato di cose, la gente probabilmente aprirebbe gli occhi e lo vedrebbe per quello che è: un piazzista della comicità, un imbonitore delle banalità, un ciarlatano che ti vende i suoi placebo, eversione reazionaria in comode pillole da mandare giù con un sorrisino di autocompiacimento. Stiamo cambiando il mondo, e torniamo a casa a guardare lo schermo olovisivo sempre più simile alla vetrina di una macelleria. Petto o coscia?
Siamo troppo fatti per muovere un solo passo nella giusta direzione.
Siamo fatti di arte marcia, prodotta in serie. Siamo fatti di divertimento a buon mercato che paghiamo troppo in relazione al suo vero valore. Siamo fatti di favole.
Ma soprattutto siamo fatti di paura.
Ci hanno terrorizzato con dio, ma non era ancora abbastanza. Dio è, sempre che sia, distante nel tempo e nello spazio. Puoi anche temere che tuo padre torni a casa e ti punisca per qualche marachella, ma finché non sentirai la sua mano callosa sulle tue morbide terga fanciullesche, tuo padre non esiste.
Ci hanno terrorizzato con la minaccia esterna. Gli stranieri vengono a strapparci tutto quello che abbiamo di caro, a farci saltare in aria, a terroristicizzarci. Ma non potevano tenerci sotto controllo con un'insidia vaga. I terroristi non vengono a piazzarti una bomba sotto il culo, casa per casa.
E allora la promessa di paura si è concretizzata più immanente. Sono i nostri vicini, i nostri familiari, le persone che amiamo, che possono farci del male. E allora il terrore aumenta, e ti nascondi in un cantuccio piangendo e chiamando aiuto perché sei troppo piccolo, mentre loro sono grandi e possono aiutarti. E loro non aspettano altro.
Quanto tempo passerà prima che capiscano qual è la mossa vincente? Quanto passerà prima che comprendano che la paura più pura, quella che può abbatterci tutti è quella che erompe quando iniziamo ad avere paura di noi stessi?
Può diventare ateo, puoi affermare che gli stranieri sono esattamente come noi, puoi fidarti di chi ti sta accanto, ma una volta che ti hanno instillato il dubbio che la persona da temere sei tu, cosa fai?
Non riesco a immaginare come possano arrivare a questo punto, ma sono sicuro che un giorno lo faranno. Drogheranno le rete idrica in modo da farci diventare paranoici? Ci bombarderanno di notiziari di suicidi con approfondimenti continui? O semplicemente aspetteranno che la nostra naturale paura di noi stessi ci porti a fare l'estremo passo?
Ne ho parlato con Trydor, due sere fa.
Stavamo ridendo come due stupidi dopo aver mandato giù un paio di litri. Non ricordo di cosa parlassimo. Forse rievocavamo per l'ennesima volta di quando una sacrificale aveva proposto al Barone di fargli un pompino prima che lui la sgozzasse e lei gli aveva strappato metà cazzo con un morso. Aveva cercato di scappare, ma il Barone l'aveva stordita col taser a gittata media. Dopo ha concluso il lavoro.
Trovavamo divertente questo racconto quando eravamo fatti. Quando eravamo lucidi no. Non ci eravamo ancora abituati al nostro lavoro. Forse non lo saremmo mai stati.
Quando gli ho parlato di tutti questi miei dubbi, Trydor si è fatto serio. Poi ha forzato una risatina e mi ha detto che non ci sarà bisogno di drogarmi, che sono già paranoico. Era una pazzia, ha detto, ma cercava di convincere me?
Io avrei voluto replicare. Avrei voluto chiedergli se l'idea stessa di un corpo di serial killer non fosse già di per sé pazzesco. Se non era folle il concetto stesso di imporre la sicurezza attraverso il terrore.
Stavo per dirglielo quando Trydor ha azzannato l'aria e poi ha simulato la faccia del Barone, prima di dolore e poi di stupore nel vedere il cinquanta per cento del suo pene che giace ai suoi piedi, e mi sono messo a ridere.
Dovreste vedere Trydor quando fa quell'imitazione.
È la fine del mondo.
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